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  • Alessandro Malinverni

Ubaye e Alpi

Mi è difficile in questa stagione star lontano dalla montagna, goderne il paesaggio, le curve, gli spazi poco frequentati, lo straordinario connubio del sole che brucia insieme all'aria fresca, tutte cose a cui non riesco a rinunciare, le sole che mi consentono staccare la spina e svuotare la mente.

I valichi estivi ormai sono tutti aperti ed il giro si può fare più sostanzioso, così sabato entro il Francia dal Colle di Tenda dopo una breve sosta per l'ingresso al tunnel, e successivamente superato il Col de Brouis dal cielo minaccioso mi fermo al Turinì per gustarmi una salade au chevre chaud come solo da queste parti sanno fare. L'alta valle della Vesubie, famosa per sue gole che però rimangono più a sud, mi porta al Col St. Martin e de la Colmiane attraverso i quali raggiungo la Tinée, valle dalle caratteristiche pareti rocciose rosse. Il trittico di colli Couillole, Valberg e Cayolle mi proietta in serata, dopo un paio di acquazzoni in quota, nella mia amata Valle de l'Ubaye. Scelgo un pernottamento molto tranquillo in un paesino limitrofo al capoluogo che trovo praticamente deserto, quale migliore occasione per respirare aria buona senza nessun altro rumore.




Riparto ieri mattina in direzione nord dove percorro di buonora il col de Vars incontrando davvero pochissima gente, l'Izoard, il Lautaret, il mitico Galibier aperto da poco con ancora un sacco di neve in alto (2600 mslm) dove mi fermo per un'ottima omelette al fresco dei 2000 metri. Il caldo infernale della Maurienne non si fa mancare, quindi velocemente raggiungo il Moncenisio col quale rientro in Italia alla vista di un tristissimo lago sempre più vuoto, nonostante non abbia perso il suo azzurro straordinario.

Un bel giretto, quasi 900 km, per chi come me ama rifugiarsi lassù, lontano dalla maggiorparte, e vicino ad un tripudio di emozioni che a parole non riuscirò mai a spiegare.





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